martedì 19 febbraio 2008

Testo per la Lectio (V incontro)

  • Domenica 24 Febbraio (Gv 4,5-42)

Per comodità di navigazione del blog ho inserito il foglio contentente il brano di Vangelo e gli spunti di riflessione di Don Alessandro.


1 commento:

  1. Spinto dal desiderio di condividere una trasmissione radio ascoltata settimana scorsa, ho pensato di continuare la serata di sabato sul blog, raccontando i miei pensieri sul Vangelo di domenica.
    Gli spunti di Don Ale sono, come sempre, belli e interessanti.
    Come in molte altre occasioni Gesù rompe gli schemi: di fronte ad un’esigenza (soddisfare la sete) va “oltre al pregiudizio”, fregandosene delle consuetudini, di quello che altri avrebbero potuto dire, commentare o spettegolare.
    Trovo altrettanto bello il “cammino graduale” della samaritana e, ancora di più, la simbologia di una “brocca dimenticata”, quasi a sottolineare una “sete d’acqua” che diventa “sete di fede”.
    Ed è proprio questa sensazione di “sete” l’oggetto della mia riflessione ed il punto di collegamento con la trasmissione radio che volevo segnalarvi (meglio che ve la dica subito: trattasi di “Viva Voce” del 19 febbraio, a cura di Alessadro Milan di Radio 24, scaricabile dal sito, per chi volesse ascoltarla).
    La trasmissione trattava dell’arresto, a più di sessant’anni dal reato, di un militare nazista, guardia al campo di concentramento di Bolzano durante la seconda guerra mondiale. La sentenza ha portato alla luce i crimini di quest’uomo grazie alla testimonianza diretta di una donna di 88 anni. È una di quelle trasmissioni che ti tocca nel profondo, per diversi motivi: l’assurdità, che potete immaginare, delle violenze e torture del militare nazista, l’incredulità della vita di quest’uomo nel dopoguerra (ha vissuto in Canada da cattolico modello, andando a Messa e facendo la Comunione tutti i giorni!) … ma oltre a questo mi ha colpito la forza di questa donna di 88 anni, che con un coraggio straordinario ancora lotta perché sia fatta giustizia e perché certe cose non vengano dimenticate. Questa forza le deriva da quello che lei stessa chiama “sete di giustizia”. Leggendo il Vangelo di domenica scora avevo in mente questa donna e la sua sete di giustizia, questa “sete”, pensavo, che ti porta a fare cose che altrimenti non faresti. Ho provato a immaginarmi anche la sete fisica, che si prova dopo una lunga camminata in montagna o durante un’afosa giornata d’estate, ho provato a pensare a cosa farei se in quei momenti mi trovassi nell’impossibilità prolungata di bere. Perché tutti questi pensieri? Per un confronto con la mia “sete di fede” … e dal paragone mi sono cadute le braccia! Buona notte a tutti, ascoltate la trasmissione, se potete, e grazie per essere venuti a casa nostra. Ciao, Andrea.

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